Proposte indecenti

“Contano i fatti, non le polemiche. Quello della fertilità è un problema serio, in Italia ci sono 700.000 coppie che cercano di procreare senza riuscirci.” La Ministra Lorenzin dixit. E ci sono anche, però, 11 milioni di italiani che nel 2016 hanno dovuto rinviare prestazioni sanitarie o rinunciarvi a causa di difficoltà economiche (i ticket […]

via Fatti, non polemiche — Lunanuvola's Blog

Devo dire che mi mancavano le inappropriate proposte di qualche ministro, e con scontentezza sono arrivate. Pienamente d’accordo con Lunanuvola, dalla prima all’ultima parola che meglio non avrei potuto scrivere.

PS:Prendo in prestito quest’immagine dei Simpson, che mi sembra che abbiano capito qualcosina già da tempo.
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Liebster award #3

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Non per vantarmi, ma per merito di Elisa del delizioso blog FreeLife, sono arrivato al mio terzo Liebster award. Prima di rispondere ai quesiti, facciamo le cose come si deve. Ecco le regolo:
1 Ringraziare per la nomination
2 Rispondere alle 11 domande poste dal blogger che ti ha nominato
3 Nominare a tua volta per la Liebster award 11 bloggers con meno di 200 follower
4 Scrivere 11 domande per i bloggers che hai nominato
5 Inserire il banner del premio
6 Avvisare ciascuno delle nomination ricevute

E ora passiamo alle domande!  

1 Ti è mai capitato, in un libro, di preferire l’antagonista agli altri personaggi?  
-Nella saga di Fallen, ho preferito decisamente uno degli antagonisti, Cam. Ho letto i primi due libri della quadrilogia, con un po’ di fatica. Lauren Kate ha creato dei personaggi che trovo estremamente noiosi, senza personalità, banali, dei veri e propri Mary Sue e Gary Stue. Secondo i miei canoni, Cam era il meno peggio.
2 Quale lingua, che ancora non conosci, ti piacerebbe imparare?    -Il giapponese, assolutamente. Nonostante il mio aspetto, mi sento giapponese dentro.
3  Preferisci una visita guidata in un castello o una visita ad una mostra di un pittore famoso?     
-La visita guidata in un castello, mi farebbe tanto pensare ad Hogwarts. Quindi sceglierei volentieri quella.
4  Quanto conta per te un buon finale di un libro?     
-Si dice: non giudicare un libro dalla copertina, ma penso che non bisognerebbe farlo nemmeno per il suo finale. Tutti quanti lo vorremmo, ma non sempre l’autore è in grado di accontentarci, e onestamente non credo sia il suo dovere. Non capisco come alcuni boccino un libro semplicemente per la conclusione, quando è l’intera storia a contare. Ergo, ben poco.
5 Hai mai scritto poesie?    
-Fatta qualche eccezione, non sono ancora un appassionato del genere, e penso che nemmeno si possano considerare delle poesia vere e proprie quelle salvata nelle cartella del pc, ma su per giù qualcosa ho scritto. Un giorno, ascoltando musica, ero preso da una canzone che si chiama Make me wanna die dei Pretty reckless, brano Hard-Rock allo stato puro. Potrei trascriverla e fartela leggere, ma credimi è meglio di no. Però dal genere e dal titolo, puoi immaginare cos’è potuto uscirne fuori.
6 Qual è il tuo momento della giornata preferito?     
-La notte, tutto è più silenzioso, tranquillo. Tutto è più intimo e un po’ speciale.
7 Pensi mai a come sarebbe stata la tua vita se fossi nato duecento anni fa?    
-Nonostante la mia predilezione dei romanzi ambientati in quel periodo, non penso avrei avuto vita facile. Come direbbe un mio amico un po’ stupido, probabilmente lavorerei da schiavo in una piantagione di patate. Essendo di colore, a quei tempi non te la passavi alla grande.
8 Qual è il valore più importante per te nella vita?     
-Avere valori. Roba da veri duri al giorno d’oggi.
9 Qual era il tuo sogno da piccolo/a?
-Da bambino non mi conoscevo a tal punto, da voler diventare uno scienziato. Mi ricordo che gironzolavo per la casa alla ricerca di qualunque cosa fosse liquida, o quasi, per farne un miscuglio con la speranza che facesse una piccola esplosione come nei cartoni animati che guardavo. Oggi non mi passerebbe neanche per l’anticamera del cervello, poiché negato in qualunque forma la scienza si presenti.
10  Se potessi tornare indietro nella storia, quale evento impediresti che accada?        
-Domanda difficilissima. Mi viene spontaneo scrivere ogni conflitto mondiale, ma un evento della storia che mi ha colpito in particolare, è stato il processo alle streghe di Salem. Donne, accusate da crudeli fanatici misogini, di magia e messe al rogo. Posso solo immaginare cosa abbiano provato, paura e lacrime mischiate alle urla…dev’essere stato terribile e mostruosa. La cosa peggiore che questo è soltanto uno degli esempi maggiori delle pratiche che hanno fatto  per secoli interi.  
11 Caffè lungo o ristretto?    
-Hai presente i patiti del caffè? Io sono l’esatto opposto.  

Ringrazio nuovamente il blog FreeLife, per la nomination. Consiglio caldamente a tutti voi di farci un salto!  

Ora passiamo alle domande:
1 Scrivi qualcosa che non hai ancora avuto l’occasione di fare, riguardo il tuo blog.
2 Se fossi ricco/a, cosa faresti?
3 Con l’avvento di internet e dei blog, ognuno può esprimere la propria opinione. Pensi che proprio tutti siano consapevoli di quanto questi mezzi siano abusati e di come spesso e volentieri passino messaggi controproducenti in totale libertà, o è una conseguenza inevitabile alla quale non possiamo più farci nulla?
4 Youtubers. Cosa ne pensi, ne segui qualcuno oppure no?
5 Al giorno d’oggi, soprattutto in Italia, si considerano molto di più le materie scientifiche, mentre quelle umanistiche, spesso e volentieri vengono criticate è considerate poco significanti. La tua opinione?  
6 Elenca i pregi e i difetti che secondo te possiede il tuo blog.
7 E il mio?
8 Hai una lista nella quale puoi scrivere 5 libri tra i tuoi preferiti, quali metteresti?
9 E se ti chiedessero di scrivere 5 personaggi? Quali e perché?
10  L’ultimo viaggio che hai fatto? 11 secondo te, quali sono i fattori che smuovono le azioni compiute dall’Isis?  
Ecco I nominati:

Zona di disagio Pleasdon’tkillthisgirl15
Notes from a Gherkin jar IreneBookBlog
Il ragazzo sopravvissuto
Elena Ponzetti
Gaialor95
GamberoSolitario
Tararabundidee
Occhi al futuro
Raimondo Bolletta    

PS: per ora io e il linkaggio non abbiamo un buon rapporto. Chiedo scusa se non l’ho potuto fare.

Il lavaggio del cervello da parte di mamma e papà

                       Italia, 8 agosto 2016

Cari mamma e papà invadenti di tutto il mondo.
È finalmente giunto il momento di fare un “discorsetto” più che doveroso. Per molti di noi è stancante essere dei giovani in questi tempi, quindi per favore, non rovinateci la vita, non toglieteci il libero arbitrio che è nostro di diritto perché in fin dei conti, non siamo stupidi come potreste pensare. Ce la mettiamo tutta ad essere semplicemente ciò che siamo, difetti compresi, e sarebbe meraviglioso se su alcune questioni, non imporreste la vostra presenza più del dovuto. Come si dice non esiste il manuale del perfetto genitore, ma non esiste nemmeno quello del figlio prediletto, per tanto sta a noi affrontare decisione che andranno a formare il nostro futuro, per esempio quella sul lavoro. Un argomento, per alcuni di voi, non poco facile da affrontare. Sapere di essere l’incarnazione delle vostre aspettative è di per sé impegnativo, ma addirittura diventare una vostra copia, lavorativamente parlando, è tutto tranne che giusto. Quale è il senso nel trovarsi a quarant’anni, a spendere ore e ore di fatica per un qualcosa di cui non nutriamo il ben che minimo interesse? Desideriamo un affrancamento da questo punto di vista, non per forza il figlio del farmacista, deve diventare a sua volta tale, perché mai il papà banchiere pretende che la figlia segua le sue orme? Da che mondo e mondo una madre ha l’obbligo di assicurarsi che la progenie sia ciò che lei ha sempre desiderato, perché…beh la mamma è la mamma? Insomma, per noi figli è importante, oltre che un diritto, lavorare su ciò nel quale siamo portati, studiare quello che più ci appassiona perché, diciamocela tutta, è uno dei modi migliori per raggiungere un appagamento personale. Quindi i consigli sono ben accetti, ma mi raccomando non confondetevi con le imposizioni. Un altro fattore, nuovo di zecca che non comprendo a pieno, sono le abitudini alimentari. Per molti è una moda, per altri una scelta di vita, e fin qui tutto apposto, se non che, la si imponga ai propri pargoli. Certo, si dici che chi abbia una precisa dieta fatta solo di verdura o con l’aggiunta di derivati degli animali, possiede una maggiore attenzione nel nutrire i propri figli. Ma non è questo il punto. In tutta franchezza, mi chiedo se l’essere vegetariani o vegani, o qualunque altra cosa di questo mondo, è una decisone che spetta solo e soltanto al soggetto interessato, oppure ci deve essere lo zampino di qualcun altro, che nel nostro caso sono i genitori? Credo che questa sia una scelta parecchio nobile, ma che deve essere, al massimo spiegata, non introdotta fin dalla tenere età. C’è da aggiungere, però, che come è giusto scandalizzarsi per alcuni episodi riguardo i genitori vegani, è altrettanto giusto farlo per coloro che non mettono dei paletti sui così detti cibi spazzatura, con l’obesità non si scherza ed è da ipocriti chi si scaglia contro coloro che prediligono cibi che fornisce la natura e poi si trattiene con il consumatore che si lascia andare trascinando con sé i figli.  Per favore dateci un taglio, carnivoro o no, importa come crescerà, oppure sono in errore? Ma adesso passiamo ad un altro quesito di fondamentale importanza, la religione. Sono convinto che quando si parla di essa, si debba essere molto chiari fin dall’inizio. Più della metà delle volte si è cristiani, musulmani, buddisti (fate voi), per tradizione più che per scelta. Non ho mai capito il perché della necessità di inculcare il proprio credo agli eredi. Dov’è la libertà di religione in questo caso? Scegliere una fede è un percorso fatto di introspezione, quindi personalissimo. Per ciò non bisognerebbe privarne il beneficio del dubbio, la possibilità di analizzare in toto il tema ma soprattutto, c’è bisogno che i discendenti necessitino di qualcosa di superiore in cui credere? Nel mio caso, ma come penso in molti, ci si pongono domande le quali risposte sono date dal culto di riferimento, ma nel momento in cui questo non basti più cosa si fa? Ci si prepara ad una crisi mistica? Non ritengo giusto mettere in queste condizioni noi figli, come non ritengo giusto darci una sorta di minestra riscaldata pronta ad essere assimilata come se nulla fosse. Praticare una religione è importante proprio perché è un modo di abbracciare una filosofia che si condivide in tutto e per tutto per una decisione personale. In fine, come mio dovere morale non potevo non scrivere della sessualità o l’identità di genere. Ci sono ancora troppi casi in cui in famiglia parlarne è un tabù, un passo indietro rispetto ai tempi che corrono, però con molta modernità terrei a precisare! Abbiamo appena incominciato ad inoltrarci in questo mondo e quando una figlia/o decide di fare coming out…BOOM, esplode una bomba. Sfortunatamente ci sono dei genitori che non condividono il modo d’essere di alcuni figli, perciò si prendono il diritto di fargli cambiare “opinione” senza alterativa. Non si mettono nei loro panni, non vanno oltre i loro pregiudizi che anziché aiutare, mettono persino in discussione il loro amore. Dei figli che non seguono i canoni che prevede una società bigotta, non vanno bene, quindi si impone loro di cambiare, altrimenti si chiudo i ponti. Mi chiedo con quale coraggio si possa nutrire disprezzo a tal punto? L’amore che provano non è infinito come dicono? Basta essere “diversi” per cambiare le carte in tavola? Ma in particolar modo, basta doversi cambiare, vivere nella bugia e ipocrisia per tornare nelle grazie di codesti genitori? Per quanto la mia opinione abbia il peso pari a quello di un granello di polvere, detesto tali comportamenti. Non si possono obbligare certe cose, lo sappiamo tutti, quindi per migliore questa situazione è qualcosa che deve partire, in primis, dalle menti così dette saggie. Questo post è stato un modo, seppur polemico e beffardo, di parlare senza ipocrisia di ciò che nel proprio cuore sia figli che genitori sanno dell’esistenza. Con ciò non intendo sminuire la figura genitoriale, anche perché come ho specificato prima, il messaggio e rivolto a quei genitori invadenti, bensì di parlarne apertamente. Noi figli non possiamo fare a meno di voi, la vostra presenza è fondamentale per il nostro sviluppo, in tutti i campi. Semplicemente non ostacolateci, come ho scritto prima: non toglieteci il nostro libero arbitrio.  

Con affetto, un giovane Holden come tanti.

Fahrenheit 451 made in China

La Cina nel 2016 è davvero un bel posto dove vivere…certo, a meno che non si voglia infastidire il governo comunista del buon vecchio presidente Xi Jinping, naturalmente. Nell’ultimo periodo, nomi come: Gui Minhai, Lee Bo, Lui Bo, Cheung Ji-ping e Lam wing-kee, sono saltati alla ribalta internazionale per essere stati rapiti e tenuti in detenzione per ben 8 mesi, con la gravissima e imperdonabile colpa di aver fatto il loro lavoro di librai. Sembra assurdo, ma risulta un vero crimine per il regime cinese, quando quest’ultimi, che fanno parte della Causeaway Bay Books, importante libreria che pubblica soprattutto libri considerati “inadeguati” secondo l’attuale governo, avrebbero venduto per l’appunto testi che minerebbero le autorità reggenti e in particolar modo, il capo di Stato. Vi è da aggiungere che quando si parla di libertà di stampa, si affronta un argomento alquanto delicato. Nell’annuale classifica di Reporters sans frontières di quest’anno, su 180 paesi la Cina si trova al 176° posto (l’Italia invece, perdendo 4 posizioni, cala al 77°). Nonostante i molti sforzi di diversi giornalisti nel corso degli anni, ci sono parecchie restrizioni che impediscono loro di diffondere qualunque tipo di notizia che riguardi in qualche modo il governo. Un coraggioso esempio è stato quello dell’editoriale settimanale Notizie della Cina, pubblicato dall’agenzia di stampa Xinhua. Utilizzando il pretesto dell’augurio di buon anno, hanno denunciato la situazione che il popolo è costretto a subire. Andava dai condannati alla pena capitale che non hanno il diritto alla difesa agli ospedali e scuole riservate ai ricchi, ai minatori morti per estrarre carbone alla mancanza di sindacati per i lavoratori, per finire con i disastri ambientali. Tutto questo esattamente poco tempo dopo il licenziamento, secondo molti politico, di due reporter più il caporedattore del tabloid Notizie di Pechino. Ma torniamo ai librai. Dopo il rilascio, uno dei famosi cinque, Lam Wing-kee, dichiara apertamente un reso conto degli otto mesi trascorsi in reclusione. Bendato, ammanettato e poi trasportato nella città di Ningbo, è rimasto rinchiuso in un cella di isolamento sorvegliato 24 ore su 24. Una volta liberato, è stato costretto a confessare alle televisioni di essere coinvolto in traffici illeciti, cioè smercio di libri proibiti. Inoltre, avrebbe dovuto riportare alle autorità i nomi dei clienti che avevano acquistato i libri. Tra questi vi era un volume riguardante le amanti di Xi Jinping, il quale avrebbe sicuramente gettato fango sia sul presidente che la sua first lady Peng Liyuan , cantante d’opera e componente del esercito. A differenza di Lam, Lee Bo, prontamente smentì le dichiarazioni del collega, aggiungendo di non essere stato rapito né tanto meno forzato a rivelare i nomi dei lettori. Mi chiedo, quindi, cosa ci sia andato a fare di sua spontanea volontà dalle autorità cinesi? Mangiare i biscotti della fortuna? Trovo semplicemente ridicolo come il regime cerchi di insabbiare il tutto, prendendo per degli idioti i cittadini cinesi e peggio ancora, trovo immorale che un paese così in via di sviluppo come la Cina, si trovi ancora in queste condizioni di povertà di giustizia. Ora che ci penso, trovo indecente qualunque paese che abbracci questa sottospecie di filosofia. Abbiamo tutti l’intelligenza necessaria per capire che di avanzamento non vi è alcuna traccia. Lo sviluppo riguarda solo e soltanto l’élite della nazione, loro godono del progresso economico, loro hanno istruzione e assistenza sanitaria a dovere e questo, miei cari, non vogliono che si sappia, o meglio non vogliono ricordarglielo. Ma su una cosa vorrei soffermarmi adesso. Quanto può essere potente un libro, se è stato capace di far tremare i potenti? Quanta importanza può avere il simboli della conoscenza? Stando a quanto scritto poco prima, molta ed eccovi una dimostrazione. Secondo una ricerca di Diana Mutz docente presso l’University of Pennsylvania pubblicata sulla rivista PS: Political Science and Politics, pare che chi abbia letto la saga di Harry Potter sia poco propenso a tollerare il miliardario Trump, poiché egli ricorderebbe l’antagonista Lord Voldemort. In effetti i due, su alcuni argomenti, la pensano allo stesso modo, per tanto, secondo la professoressa Mutz, sarebbero in completa contraddizione con i valori di tolleranza, il rispetto per le diversità e l’opposizione alla violenza e tirannia presenti nei libri. Lo studio è stato condotto su un campione di 1142 americani, in un arco di tempo di due anni, il 2014 e il 2016. La ricerca, chiedeva un opinione sulla pena di morte, tortura, leggi per mussulmani, per gay e un voto da 0 a 100 per Donald Trump. Stando ai dati, per ogni romanzo letto, ci sarebbe stato il 2% o 3% in meno di gradimento nei confronti del candidato repubblicano alla casa bianca. Di conseguenza, se sono stati letti tutti e setti i libri, l’apprezzamento cala a 18 punti su 100. Un dettaglio ininfluente, è vero, però esiste ed è un segnale. I libri hanno un potere speciale, capace di spezzare le catene dell’ignoranza, dell’odio e nel caso del governo cinese, si sono trasformati in un eco da far fremere le mura del loro controllo. Li ha fatti traballare, porsi sulla difensiva e contrattaccare per mettersi ai ripari. Il potere dei libri non è da prendere sotto gamba e come lo sanno il governo cinese lo sapeva Ray Bradbury, autore del libro dal quale ho tratto il titolo del mi post. Ahimè, fin quando ci sarà il bel faccione sornione di Mao Zedong sulla porta di Tienanmen ad osservare chiunque gli passi davanti come il Grande fratello, il popolo cinese dovrà avere a che fare con l’ingiustizia e la repressione.   

L’appello dei bambini siriani

Scrissi il post su Pokémon Go giorni fa, forse una settimana e all’inizio volevo includere la notizia di cui vi scriverò a breve, ma ho cambiato idea. Credo che questa meriti un post tutto suo, perché fa riflettere e tanto anche. Sono anni che la Siria è afflitta dalla guerra, più precisamente dal 15 marzo del 2011, migliaia di persone scesero per le strade di Damasco e Aleppo per protesta contro il regime. Il tutto iniziò con un gruppo di ragazzi, il 6 marzo a Dar’a, che sui muri di una scuola scrissero alcuni graffiti contro il presidente Bassad al Assad dichiarando che il popolo avrebbe rovesciato il suo governo e che presto sarebbe toccato a lui. Il giorno seguente la scuola era invasa dai poliziotti e agenti dei servizi di sicurezza, che arrestarono una decina di ragazzi, promettendo però, di rilasciarli entro poche ore. Non fu così e non furono i soli ad essere trattenuti, oltretutto le famiglie non ricevettero notizie, per tanto in Siria, merito anche delle Primavere arabe degl’altri paesi, si incominciò a protestare. Le manifestazioni si intensificavano sempre di più e l’esercito non tardò a rispondere con violenza, ma ormai la rivolta era incominciata, attirando le attenzioni a sé non solo di disertori, che il 29 luglio crearono L’Esercito Libero Siriano, non solo finanziamenti da parte di altri paese arabi, ma anche combattenti stranieri, i così detti Foreign fighter. Tutto questo causò l’oltre morte di 200.000 persone, città distrutte e la mancanza di elettricità. Tale riassunto, cosa c’entra con Pokémon Go? Pochi giorni fa, sui social, dei bambini siriani hanno richiamato l’attenzione sulla guerra che si sta ancora svolgendo e della loro condizione, mostrando dei disegni delle creature tascabili. Sotto ad essi vi erano delle richieste alla comunità internazionale di trovarli e salvarli, facendo riferimento alla popolarità che sta riscuotendo l’applicazione che consiste, appunto, sulla loro ricerca. Posso fare un discorso onesto? Non voglio assolutamente demonizzare questa tendenza, primo perché come detto nel post precedente, sono un fan della serie e secondo, trovo sia sbagliato e stupido. Inoltre, se dovessimo pensare sempre e solo al male nel mondo, credo che ci sarebbe da impazzire. Ciononostante, voglio comunque tornare a ribadire che si sta perdendo troppo il contatto con vera realtà del nostro mondo. Ho già scritto come la penso a riguardo e non voglio dilungarmi, ma ripeterlo fa bene, soprattutto dopo il loro gesto. Un gesto pieno di significato, che dimostra quanta sofferenza esiste ancora, quanto è immenso il divario tra i popoli, costantemente in guerra. Tempo fa, vidi un documentario di Yann Arthus-Bertrand, intitolato Human: le fonti. Guardai solo l’ultimo episodio, venendo poi a conoscenza che era diviso in 5 parti su Rai 5, mi ripromisi di guardarlo tutto appena possibile. Sta di fatto che mi piacque molto perché cercava di analizzare il complesso sistema su cui si basa la  nostra società e cosa più importante il nostro animo. Evidenziava non solo la parta buona, quella sana che continua a combattere per un futuro migliore, che cerca di mantenere viva il bello d’essere umani, ma anche i vari paradossi, le assurdità a cui un individuo, e dico così perché è chiaro il discostamento che l’autore vuole fare dalle masse, deve subire tra umiliazioni di ogni genere. Si sono affrontati questi temi con la sensibilità per dimostrare che l’umanità è presente ma allo stesso tempo, è mischiata al coraggio di denunciare quanto ce ne sia ancora bisogno, perché vivere in questo mondo così rovinato, non deve essere la normalità alla quale vogliono farci abituare. Mi ha lasciato un certo senso di amarezza, come Bertrand ha voluto dimostrare nel suo documentario, anche chi stava dietro a bambini siriani l’ha fatto: cioè che tutto questo è solo la punta di un iceberg. Si è presi da troppe cose, spesso dimenticando, o magari non capendo, quali siano più importanti. Come fare, non lo so, ma incominciare col fermarsi un attimo e pensare con la propria testa non sarebbe male.           

Il doppio mondo

Chi mi conosce sa che sono un Peter Pan da sempre e, se devo dirla proprio tutta, non mi dispiace neanche. Trovo importante mantenere vivo quell’esserino che mi ha accompagnato e che tutt’ora lo fa nei momenti di spensieratezza. Seppur delle volte il cinismo prende il sopravvento, mi piace vedere il lato positivo di situazioni e persone. Appena si presenta l’occasione, faccio scherzi, tranne i telefonici, sono una frane in quelli. Un giorno, in piena estate, mi trovavo sotto casa di due mie amiche e come una lampadina che si accende, aspettando che arrivassero, mi venne l’idea di aggomitolarmi dietro una macchina. Quando uscirono entrambe dal portone, con sguardo da “assassino psicopatico pronto a tutto” corsi verso di loro urlando “Sto per uccidervi!”. Ecco , vi lascio immaginare le reazioni, tra le urla di sgomento una di loro aveva perfino alzato le mani in aria e in tutto questo avevo già 20 anni, tondi tondi. Un altro esempio di “maturità” è stato quando entrai di soppiatto in classe, accompagnato da una teatralità esagerata dissi che un mio compagno si sentiva male. Non era vero e la professoressa non ci credette nemmeno per un secondo. In entrambi i casi mi sono beccato la ramanzina ma ancora oggi, nessun rimpianto! Questa parte di me ce l’ho fin da quand’ero piccolo e la fantasia, quella voglia di creare nuove realtà, di vivere esperienze che sconfinano dall’ordinario per arrivare allo straordinario, mi fanno sentire in un certo modo vivo e felice. Quindi, nonostante il mio blog affronti gli argomenti con una certa dose di ribellione e provocazione, caratteristica che terrò fino alla fine dei miei giorni, voglio scrivervi di un fenomeno che presto diverrà un’abitudine per quanto riguardo il mercato videoludico e non solo: la realtà aumentata. Grazie ad essa, si possono sovrapporre elementi virtuali a tutto quello che ci circonda, attraverso l’utilizzo di telecamere o determinati occhiali. Questo mercato inizialmente fu utilizzato per scopi militari, ma sta trovando terreno fertile anche nell’ambito del quotidiano, come nei musei, nelle auto e soprattutto nei cellulari di ultima generazione. Ma cominciamo dal perché ho deciso di scriverci un post su questo argomento. Era il lontano 2004 quando tornai dalla Thailandia. Lì ho vissuto metà della mia infanzia e sempre lì, spopolavano tra manga, anime e giochi dei mostriciattoli chiamati Digimon. Non appena ritornai in Italia per trasferirmici definitivamente, ben presto mi accorsi che i Digital monster non avevano lo stesso successo di quei piccoli mostri simili ma allo stesso tempo diversi degli ormai famosissimi Pokémon. Il gioco è semplice e la trama non cambia, si è il protagonista indiscusso, si riceve un pokémon con lo scopo di battere i sette capipalestra assieme al resto della propria squadra, si sconfigge il team di turno e infine, dopo la tanto agognata proclamazione di campione della lega, si diventa automaticamente l’allenatore più forte della regione. Cosa essenziale però, è la cattura di essi, il più possibile. Che siano nelle grotte, montagne, mare o città, che sia di notte o di giorno, bisogna trovarli e renderli propri. Nel momento in cui venni a conoscenza di questo mondo, me ne innamorai nell’immediato. Verde Foglia fu il primo a cui giocai e adesso, alla veneranda età di 22 anni aspetto che a novembre escano in Europa le due versioni Sole e Luna. Ma il 2016 non è una data qualunque per la Pokémon company, questo perché è l’anno in cui si festeggia il videogame che hanno creato e rilasciato esattamente 20 anni fa. Difatti con la collaborazione di Niantic, società che sviluppa software e giochi per telefonini come Ingrees, l’app Pokémon Go, è stata lanciata gratuitamente per gli smartphone con sistema operativo iOS e Android. Quest’app, in cui sfrutta proprio la realtà aumentata, rende i mostriciattoli visibili tramite il cellulare e  in qualunque posto noi ci troviamo, possiamo catturarli, farli lottare nelle fittizie palestre e con i propri amici. Per ogni fan, tra cui io, questo si tratta del coronamento di un sogno. Grazie al suo avvento la popolarità e gli introiti della Nintendo sono balzati alle stelle, tutti quanti ci giocano, tutti quanti ne parlano. Il gradimento che l’azienda sta guadagnando grazie ad esso è tale da causare problemi col server. Ma ecco la parte più interessante, che non riguarda tanto il gioco in sé. Nel nord America una ragazza, concentrata dalla ricerca delle colorate creature, ha rischiato la vita venendo investita da una macchina. Seppur messa davvero male, è riuscita a sopravvivere, mentre la madre sbiancata per l’accaduto, sconsigliava caldamente ai genitori di far scaricare l’app ai figli. Ma non finisce qui, su internet ci sono notizie delle più pazze. Alcuni autisti di varie città, hanno pubblicato degli annunci in cui erano più che disposti ad accompagnare i clienti in cerca di pokémon, palestre e pokéstop. Sempre in America, un gruppo cospicuo di studenti dell’università della Florida, tra schiamazzi vari,  è scesa nel campus in piena notte solo per catturare uno Squirtle. A Sydney, in Australia, folle di persone erano solite radunarsi in un parco in un quartiere, i residenti esausti dal baccano e, dai megafoni che spesso usavano alcuni, hanno incominciato a lanciare loro uova e secchiate d’acqua. Altri, di nuovo in America, hanno ben pensato di attraversare laghi in kayak, visitare grotte e scendere per burroni. La polizia a riguardo, ha espresso la sua preoccupazione per i molti casi di infortuni e incidenti. Alcuni usano direttamente i droni, altri entrano direttamente nelle stazioni di polizia. Non sono sicuro al 100% della veridicità delle notizie, ma non mi stupirei se lo fossero e questo perché, la cosa buffa, concedetemi il termine, è che nel trailer che ha superato le venti milioni di visualizzazioni, mostra verso la fine, una schiera di persone correre nella capitale del Giappone in cerca del pokémon leggendario Mewtwo. Bene, Questo evento è successo per davvero, ma a New York, più precisamente Central Park. Ecco delle foto.

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Come vedete non dico bugie, l’entusiasmo che si sta generando è di enormi proporzioni che tocca proprio tutti, persino il Tg1 e Radio Dj ne hanno parlato. Ma come al solito la domanda sorge spontanea, è un bene? Voglio dire, abbiamo così tante distrazioni e in questo periodo storico si vive per lavorare, quindi si hanno gli strumenti per sostenere mentalmente e umanamente l’avanzare del progresso? Ammetto già da ora che lo scaricherò, perché in fin dei conti non vi è nulla di male, ma ecco il succo del discorso. Per quanto la tecnologia attiri la mia attenzione, sostengo che si sta sempre di più perdendo il controllo su di essa, viene sempre meno il contatto con la vera realtà, in cui il paradosso è proprio un’altra creazione di essa. Sento che le persone in qualche modo denuncino una mancanza, si prova un vuoto che si cerca di colmare nella maniera sbagliata. Vi racconto un esempio, un uomo, sempre nei blasonati Stati Uniti ha sposato il suo IPhone. Allora, sapevo che la gente è strana e lo sono anche io, giuro, ma questo lo trovo assurdo, oltre che esibizionista, dopo tutto prima si sposavano le persone. Poi si è passato a gatti e cani il fardello di vivere nella buona e nella cattiva sorte, ma almeno loro a differenza dei cellulari sono vivi. Fermatevi per un istante e pensateci. Se c’è questo bisogno di evadere dalla realtà, dalle convenzioni sociale, se c’è questo bisogno di scappare via dal nostro mondo preferendo delle illusioni, delle macchinazioni che producono un finto benessere, qualcosa non va. Non si sa gestire il cambiamento, non di queste portate e lo sappiamo tutti. In un mondo come il nostro e non quelli che stanno creando ad hoc, ci vorrebbe più amore, più sensibilità che può dare solo il nostro essere umani, più empatia, ecco tutto. Pokémon Go è solo la base, a seguito ne usciranno altri, più realistici, più dettagliati e credete che sia esagerato se dico che un girono, si preferirà sopravvivere in quelle realtà anziché la nostra? Perché no, lì si avrà tutto quello che si desidera, senza il minimo sforzo. Un’altra cosa buffa di tutto ciò è che da bambino fantasticavo su questi mondi, mentre ora incomincio un po’ ad esserne perplesso. Aldilà delle belle parole, ognuno di noi conosce i veri problemi ma come si dice: chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane, o al pane preferisce altro e chi vuole capire capisca. Purtroppo per noi, per quelli che hanno davvero a cuore quel briciolo di umanità che barcolla sempre più, non è stata ancora inventata un’applicazione che cancelli via la bruttura della nostra società e mai succederà.    

Decapitiamo chiunque sfiori una donna con un fiore

Al terzo anno del liceo avevo un professore di filosofia al quanto bislacco, gran parte dei suoi capelli erano andati perciò quelli che gli erano rimasta li metteva in modo da nascondere la parte vuota. inoltre era un tipo mingherlino, un po’ distaccato ma molto intelligente, forse fin troppo per dei ragazzini che si stavano affacciando nell’affascinante mondo della filosofia. Mi ricordo che aveva una maniera molto universitaria nello spiegare le lezioni, un giorno disse “Le parole che finiscono con –ismo, non sono mai positive”. Fascismo, Radicalismo, Fanatismo, Terrorismo, come dargli torto? Ma tra queste vorrei aggiungere Femminismo. E’ bene però fare un discorso di onestà intellettuale. Col passare degli anni questo termine a seguito dei vari moti e preteste ha acquisito un significato di fierezza, di libertà e soprattutto di parità sessuale, dovute a secoli e secoli di angherie, ingiustizie e violenze subite dalle donne. Ma proprio perché voglio essere intellettualmente onesto, in questo post voglio scrivere la mia contrarietà su un fatto successo un po’ di tempo fa. Ma partiamo per ordine, Il problema sussiste quando nel femminismo si aggiunge quel tocco di estremismo che può soltanto nuocere, distorcendo il significato del femminismo appena scritto. Era il 18 maggio di quest’anno quando uscì nelle sale cinematografiche il film X-men Apocalisse e tutti noi sappiamo che per fare pubblicità ad un lungometraggio non basta il trailer, ma ci vogliono diverse cose, tra cui le immagini promozionali sparse per le città. E proprio qui che una certa schiera di femministe hanno accusato la 20th century fox di maschilismo oltre che divulgazione di immagini di violenza su una donna, chiedendo di farla togliere. L’immagine incriminata, come potete vedere, è questa;

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Il tutto però è partito da Rose McGowan, attrice di Planet Terror e soprattutto famosa per il ruolo di Paige Matthews nel telefilm Streghe, che criticando il noto studio cinematografico di Los Angeles afferma: “C’è un problema di una certa entità nel momento in cui tanto gli uomini quanto le donne della 20th century fox pensano che la violenza casuale contro una donna sia il modo giusto per promuovere una pellicola. Non c’è alcun contesto nell’immagine, solo una donna che viene strozzata. Il fatto che nessuno abbia sottolineato quanto sia offensiva e, francamente, stupida. I geni dietro questa operazione e, lo dico seriamente, dovrebbero guardarsi allo specchio e riflettere sul loro apporto alla società. Provate ad immaginare se nella foto ci fosse stato un nero strangolato da un bianco o un gay da un etero. Le lamentele sarebbero state enormi. Per cui cerchiamo di sistemare l’errore. 20 century fox, visto che non sei riuscita a inserire nessuna regista donna nella tua agenda nei prossimi due anni, che ne pensi di sistemare almeno la tua pubblicità?” Lo studio, non solo ha rimosso i cartelloni pubblicitari ma ha aggiunto le proprie scuse: “Nell’entusiasmo di mostrare la cattiveria del nostro villain, Apocalisse, non abbiamo riconosciuto immediatamente le traumatizzanti sfumature di significato di quell’immagine. Una volta afferrata la questione abbiamo iniziato a rimuovere questi materiali. Ci scusiamo per le nostre azioni e chiaramente non giustificheremmo mai la violenza sulle donne.” Vediamo…da dove posso cominciare? Prima di tutto stiamo parlando di un fantasy incentrato su mutanti con capacità fuori dalla norma, in cui devono combattere il solito cattivo di turno, che in questo caso è Apocalisse. Questo capitolo della storia non l’ho ancora visto, ma tra film e cartoni animati conosco gli X-men e sono praticamente cresciuto con loro, perciò posso affermare che la violenza di cui tanto ha scandalizzato la McGowan e i suoi affiliati, viene subita da qualunque personaggio della saga, indipendentemente dal sesso. Che sia Wolverine o Emma Frost, nessuno scampa allo scontro, perché di scontri stiamo parlando e per farli vuol dire che chiunque vi partecipi ha le proprie ragioni, che nel caso di Apocalisse equivale allo sterminio dei terrestri. Quindi si parla sì di violenza, ma non atta esclusivamente al mondo femminile, se ci fosse stato Ciclope al posto di Mystica, al malvagio Apocalisse sarebbe importato ben poco, poiché era un suo nemico come qualsiasi persona o mutante gli si fosse messo contro. In più, prendendo quell’immagine e osservandola bene, si capisce che non ci sono solo due figure, ma anche dei palazzi distrutti con nuvoloni di fumo che li circondano ad esprimere un conflitto appena svolto. Perciò non capisco come mai abbia annullato l’intera fotografia, era per rafforzare la sua tesi? Fatta questa piccola analisi, proseguiamo col personaggio di Mystica. Ella è tutto tranne che una povera donzella in pericolo, ottima negli scontri corpo a corpo, intelligente e scaltra. Di queste caratteristiche ne sono provvisti la stragrande parte dei personaggi femminili nel mondo degli X-men, dalle adulte Jean Grey e Tempesta, passando alle più giovani Kitty Pride e Rouge. Di conseguenza, se l’attrice Rose si fosse per lo meno informata, ci avrebbe pensato due volte prima di attuare la sua polemica. Saprebbe che la saga della 20th century fox non mette in scena violenza sulle donne tanto per far parlare di sé, bensì per le lotte epiche fatte in nome della pace e L’UGUALIANZA! Se stiamo guardando un film d’azione è più che scontato che ci si faccia male e in questa saga di film, non se poteva fare a meno. Mettiamo per ipotesi che le protagoniste si fossero messe da parte replicando uno stereotipo vecchio quanto il mondo, che avrebbero accarezzato il loro eroe infondendogli la forza necessaria per vincere la guerra, poi se ne sarebbero andate a rintanarsi nelle loro abitazioni aspettando con le mani in mano, anzi no, facendo l’unica cosa possibile per loro: pregare il Signore per il meglio. In questa maniera non avrebbero corso alcun rischio, ma se fosse andata così, sono certo che la McGowan si sarebbe altrettanto indignata inveendo sui social. Quando ho letto di questa discussione, tra l’altro, mi sono non poco meravigliato. Come avevo scritto in precedenza la nostra Rose è nota al pubblico per aver recitato in Streghe e chi conosce la seria sa, che tra duelli all’ultimo sangue e battaglie d’incantesimi, le tre sorelle hanno ricevuto una bella dose di violenza anche loro. Siamo schietti, da che pulpito arriva la critica? E qui passiamo ad un altro particolare della sua critica, le differenze di genere. E’ una mia impressione se stiamo sempre di più dimenticando che un uomo è una persona tanto quanto una donna? O forse, in questo secolo, è lecito malmenarlo per il semplice fatto che è tale. Va bene, dunque lasciar correre nell’indifferenza più totale la violenza in cui noi poveri maschietti siamo costretti a vedere e subire in tv, cinema e fumetti? Devo pensare che voi donne, per ripicca, ci state svalutando? Visto? E’ al quanto semplice cadere nell’inganno della polemica, soprattutto se viene fatta in modo non ragionato. Aborro questa mentalità, che chiamarla tale è fin troppo cortese, dato che la mente spesso e volentieri non la si usa più. Qui si solleva un polverone a mio parere. E su questo che dobbiamo proiettare il nostro risentimento, davvero? Non voglio assolutamente sottovalutare il fatto che con questi mezzi si possono inviare messaggi del tutto sbagliati, minare una parte di società e magari aizzare le masse di stupidi capaci di covare solo rabbia e frustrazione. Ma questo episodio mi fa pensare un po’ alla rilascio del Mein Kampf di Hitler da parte del quotidiano Il Giornale. L’intera popolazione, non solo ebraica, ha urlato allo scandalo e furiosa ha condannato il direttore Alessandro Sallusti, che di risposta ha replicato difendendo la sua scelta come un modo per ampliare la conoscenza su un fatto storico come il Nazismo. Premesso che non sono filo nazista e lo scrivo per quei poco che non comprenderanno in pieno il mio pensiero, ma  sono fermamente convinto che si possa leggere di tutto purché si faccia camminare il cervello e l’idea non mi è dispiaciuta. Qui parliamo per l’appunto  di conoscenza, di sapere e questo non lo trovo un motivo per cui ci si debba vergognare, tutt’altro. Ma se alla lettura non si associa la comprensione del testo, allora sì che è un problema perché la follia di Hitler, in questo caso, potrebbe anche piacere. E qui mi collego con l’accaduta del cartellone pubblicitario. Se non ci si capacita di quello a cui si è a contatto è davvero preoccupante, soprattutto se persone influenti come Rose McGowan non riflettono a sufficienza e partono sui social come molle impazzite. A mio parere ha sbagliato, ma almeno lei l’ha fatto col suo cervello, mentre i suoi adoranti follower no. Loro, tutti insieme appassionatamente, hanno belato le sue parole innescando un effetto domino di ignoranza e come se non bastasse, la 20th ha fatto il mea culpa. Perché non si concentrano le attenzioni sul vero problema, anziché girarci intorno? Una polemica simile cosa ha ottenuto? L’immagine è stata tolta, non la scena del film, quindi nel concreto, la sua mini battaglia è stata un trionfo della superficialità. Questo è uno dei veri problemi della nostra società, essere superficiali in tutto e per tutto. La concretezza dov’è? La radice del problema quand’è che si imparerà a sradicare? Perché possiamo parlare di uguaglianza e parità sociale quanto vogliamo, ma se non si scrolla da dosso questa superficialità, allora mi dispiace dirlo, ma ci saranno altri Emmanuel morti per uno squallido razzista. Insomma io e il mio, spero, buon senso critico, non siamo affatto d’accordo.             

Liebster Awards #2

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Quando ho letto di essere stato nominato per la seconda volta ai Liebster awards, ho avuto solo una reazione:    

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Esatto!
Io e Gaialor 95, la quale ringrazio,  abbiamo una cosa in comune, la passione per i telefilm e amarli e roba seria. Ma i telefilm al giorno d’oggi crescono come funghi ed essere aggiornato su ogni novità diventa davvero complicato. Per questo motivo ho deciso di seguire il suo interessante blog, leggere nuove informazioni senza doverle andare a ricercare è una vera comodità, quindi dategli un occhiata!

Regole:
1. Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog.
2. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo.
3. Rispondere alle sue 11 domande.
4. Nominare a tua volta altri 11 bloggi con meno di 200 follower.
5. Formulare a tua volta altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati.
6. Informare o tuoi blogger della  nomination.

Ora bando alle ciance, ecco le mie risposte.

1 Perché hai deciso di aprire un blog? E di cosa si tratta?
-Come avevo già risposto nella precedente nomination, i motivo sono tre: uno stimolo per migliorare, il piacere della scrittura e la possibilità di interazione con altre persone di ogni dove. Scrivo principalmente di ciò che penso, che siano critiche, che vanno per la maggiore, o che siano semplici ragionamenti.   

2 Dove ti piacerebbe andare almeno una volta nella vita?
-Nel mio caso la vedo dura, ma ho sempre sognato lo spazio. Vedere la Terra da lontano sarebbe un qualcosa di meraviglioso!

3 Libro preferito?
-Per quanto mi riguarda, sceglierne soltanto uno è praticamente impossibile, però tra i miei prediletti spicca 1984 di George Orwell. E’ un libro che fa molto pensare, la distopia che predisse si è già avverata soltanto che non ce ne rendiamo conto.  

4 Se potessi tornare indietro nel tempo, quale epoca storica ti piacerebbe visitare? E perché?
-Ci ho già pensato a questa domanda, e tra tante che mi piacerebbe visitare, sarebbe nell’ottocento inglese. Potrei conoscere alcuni dei miei scrittori preferiti.

5 Hai un giocattolo della tua infanzia a cui sei più legato, o che ti ricordi meglio?
-No, non sono mai stato troppo legato ai giocattoli, spesso li regalavo.

6 Cosa odi di più?
-L’ipocrisia.

7 Se potessi andare a cena con due personaggi famosi (contemporanei o passati è indifferente) chi sceglieresti?
-Il primo sarebbe senz’altro Gesù mi deve spiegare tante, ma tante di quelle cose, che non sto qui a dirvi. Invece la seconda sarebbe Mata Hari, da lei vorrei farmi raccontare tutta la sua vita e chiederle se ne fosse valsa la pena.   

8 Quale film riguarderesti in continuazione?
-Uno dei tanti, Wall-E.

9 Cambieresti qualcosa del tuo passato?
-Forse sì, forse no, a dirla tutta non ci ho mai pensato.

10 Mare o montagna?
-Buon Dio montagna! Vivo in una località marittima e ne sono stufo, le mie amiche ogni anno cercano di convincermi a portarmi in spiaggia perché del resto, a chi non piace il mare? Beh indovina? A me e ogni anno è la stessa storia, dalle mie parti esprimere certi giudizi è punibile con sguardi pieni di stupore e onta!

11 Hai altri hobby oltre la scrittura?
-Fin ora no, ma mi piacerebbe molto imparare a suonare la chitarra elettrica. O il Wing Chun, un arte marziale praticata da Yip Man, il maestro di Bruce Lee. Ho visto i film che gli hanno dedicato e me ne sono innamorato.    

Ecco a voi le mie domande:
1 Brexit: cosa ne pensi?
2 Winston Churchill diceva “Gli italiani prendono la guerra come una partita di calcio e una partita di calcio come la guerra.” Condividi?
3 Con l’avvento di Internet e dei blog, ognuno può esprimere la propria opinione. Pensi che  proprio tutti siano consapevoli di quanto questi mezzi siano abusati e di come spesso e volentieri passano messaggi controproducenti in totale libertà, o è una conseguenza inevitabile, alla quale non possiamo più farci niente?
4 Secondo te, quali sono i fattori che scatenano le azioni compiute dall’Isis?
5 Dì qualcosa del tuo blog che non hai ancora avuto la possibilità di dire.
6 Da quando hai aperto il tuo blog, come sta procedendo quest’esperienza?
7 Elenca i pregi che secondo te possiede il tuo blog.
8 E il mio? Pregi e difetti?
9 Come sarebbe per te il mondo ideale?
10 Se fossi ricco cosa faresti?
11 Consigli e critiche riguardo il mio blog?

Nomino chiunque abbia voglia di rispondere a queste domande!

Addio William Shakespeare, è stato un piacere.

Con sommo rammarico mi considero ufficialmente divorziato. L’Europa ora è sempre meno Europa più di quanto lo era già prima, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione ha suscitato sentimenti di scalpore. Ma essendo onesto me lo aspettavo, quando molti, chi più chi meno, erano convinti che sarebbe rimasta, io avevo un certo presentimento del contrario. Ma forse usare il termine presentimento è errato, meglio consapevolezza: ho la consapevolezza che ormai il mondo di oggi è tale e quale a quello che era una volta. Diviso in Stati e staterelli preoccupati per i loro interessi benché continuino a parlottare di unione civile e politica. La coesione è sempre stata retorica, non è mai avvenuta, non fino in fondo e quando i problemi hanno violentemente  bussato alle porte del vecchio continente, siamo implosi. Del resto gli inglesi non li si può nemmeno biasimare, nell’astrattismo collettivo, l’Unione Europea è sempre stata vista come un gruppo di burocrati glaciali, un insieme di corpi estranei che decidono secondo volontà a loro più comode, meno personalizzate per le Nazione. Mi preme scrivere una cosa però. Stando ai sondaggi la maggior parte dei votanti erano gli ultra sessantenni, cioè quella fetta di popolo vecchio stampo, quello parecchio nazionalista che il 24 giugno 2016 ha dimostrato la sua riluttanza verso il progetto Europa. Mentre chi preferiva rimanere erano gli over e soprattutto under 30, la parte che si può dire sia cresciuta insieme all’Unione Europea, quella in cui consideravano normale l’affiatamento tra i popoli senza però confondersi, i giovani che credevano in un futuro più libero da restrizioni mentali e geografiche. Perciò senza alcuna ipocrisia, affermo che i genitori hanno scelto per i figli, ma il brutto dei genitori è che non durano in eterno, arriverà il cambio generazionale e da questa scelta, nel bene o nel male, la Gran Bretagna sarà isolata con cittadini che avrebbero voluto diversamente e guarda caso il giorno dopo è stata creata una petizione per rifare il referendum. Con oltre tre milione di adesioni hanno fatto chiaramente intendere che non ci stanno, certo è tutto da vedere se siano stati gli inglesi che hanno compiuto l’età adatta per il voto, ma lasciando da parte questa falla, è indiscutibile l’opposizione che c’è tutt’ora sulla scelta e lo  considero lo stesso un sintomo non trascurabile che potrebbe allargarsi sempre di più. Infatti pare che il primo ministro scozzese, che insieme al suo popolo hanno votato per rimanere, stia pensando di allontanarsi dagli inglese e rimanere in Europa. Quindi la Gran Bretagna, non sarebbe più così grande, considerando che l’Irlanda del nord ha una sua indipendenza. La scelta di avviare una scissione da parte degli inglesi non so bene come considerala, una democratica avventatezza o qualcosa di molto di più? Ci possiamo fidare della loro preferenza, hanno valutato le reali conseguenze o si sono basati su un loro sentimento di inadeguatezza mista ad egoismi nazionali? Qualunque sia la risposta non solo non mi piace, ma ciò dimostra quanta poca voglia di Europa ci sia, cosa peggiore, quanta poca voglia di Europa ci sarà anche negli altri, perché potrebbe produrre un effetto a catena. I governi della Svezia, Olanda, Danimarca e Francia, giusto per citarne alcuni, sono euforici per il risultato ottenuto dai bretoni, quindi questo va soltanto ad avvalorare la mia tesi di una scarsa unione mai incominciata. Improvvisamente sorge un dubbio, ma non ci siamo uniti proprio per evitare ondate patriottistiche allontanando così il rischio di una nuova guerra continentale? Siamo onesti, se tutti quanti incominciassero a pensare ai loro meri interessi, chi mi assicura la pace? Torno a ribadire il mio disappunto per la brutta piega presasi, ma cambiando posizione geografica,  qui in Italia che succede? Beh non cose belle. Potrei fare una lista di quello che accadrà al nostro Paese, a partire dall’immigrazione, la vita degli italiani a Londra e dintorni sarà più complicata d’ora in avanti. Il negoziato prevedrebbe i dazi commerciali, per non parlare dell’export italiano in Inghilterra che avrebbe valso miliardi di euro solo nell’ultimo anno, quindi una grande perdita per il nostro commercio. Come se non bastasse, lavorare sotto lo sguardo vigile di sua maestà diverrà ancora più difficile pervia del riconoscimento delle abilitazioni professionali. Insomma una serie di avversità che colpisce l’Italia e gli italiani. Eppure ho come l’impressione che la nostra politica sia un tantino più preoccupa a cacciare il premier Matteo Renzi che alle conseguenze della Brexit. Ora, per quanto riguarda il mio parere più che comune, torno a ripete che l’ho vissuto come un vero e proprio divorzio, uno di quelli che al momento del sì c’erano state promesse di rispetto reciproco e amore.  Ma anche in questo matrimonio come in tanti altri ormai, la discordia è nata per le solite, vecchie incomprensioni tra coniugi, o vogliamo chiamarli tradimenti? Mi ricordo che al liceo, per la festa dell’Europa (fa effetto scriverlo), ci diedero un semplice compito da svolgere, dire la nostra sull’Ue. Il mio pensiero che avevo reso sotto forma di lettere, era così ammirevole nei confronti di una tale istituzione che consideravo progressista e all‘avanguardia. So cosa significa essere a contatto con più culture e l’idea di una coalizione che abbracci diversi usi e costumi, era di un di un fascino senza tempo. Il sentirsi parte di qualcosa di grande e bello, di utile e costruttivo, ma soprattutto di esemplare, poteva essere il preludio di un nuovo inizio. Le fondamenta per un mondo davvero migliore, dove in fondo al cuore un lisbonese si sarebbe sentito anche un po’ partenopeo, un fiorentino avrebbe mangiato lo strüdel in barba alla bistecca fiorentina e perché no? Mi ero già proiettato a gironzolare per Piccadilly street, con un fiore sull’orecchio proprio come faceva Oscar Wilde ai suoi gloriosi tempi. Tutto questo sarà ancora possibile, ma non sarà più lo stesso, non si avrà più un degno ideale da difendere tutti insieme, la ragazza di Bucarest che passeggerà sul suolo britannico rimarrà soltanto la ragazza di Bucarest che passeggerà sul suolo britannico. Quel sogno per cui è nata l’Unione, quel giorno è venuto meno, la forza benefica di cui dicevano di nutrirsi è sparita o forse non è mai apparsa veramente. Molti discutono del suo fallimento, io non penso sia fallita, più che altro convivo con l’idea che rischi si possa compiere un simile destino se non si cambiano le carte in tavola e subito ma ciò, permettetemelo di scrivere, lascia comunque l’amaro in bocca. Tutta via non credo che la sua uscita equivalga alla fine del mondo, ovvio, ma non nego il dispiacere tutto qui. D’altro canto mi rimane una magra consolazione, se così la possiamo definire. Quando mi iscriverò all’università e parteciperò al progetto Erasmus, il dubbio se scegliere Londra o Berlino, sarà inesistente.     

Il difetto di non avere difetti

Sappiamo che per vendere un prodotto bisogna metterlo in risalto il più possibile, sappiamo che per farlo bisogna avere i mezzi giusti e sappiamo anche che questi mezzi giusti spesso passano per via visiva. Cosa sacrosanta dunque è pubblicizzarlo e ci sono molti modi tra cui i trailer, jingle, degli sketch, corse senza vestiti per le vie della città e…un momento…corse senza vestiti per le vie della città!? Qualche settimana fa, alle Ieni, programma di Italia1, il conduttore radiofonico Marco Mazzoli, con l’intento di far conoscere il proprio film, ha accettato di rispettare alcuni punti che andavano da il disturbatore in un programma televisivo a fare scherzi telefonici ad altri personaggi dello spettacolo, da farsi fotografare con una prostituta per poi doverlo rivelare alla moglie, infine per l’appunto, correre nudo per le strade di Milano dove a coprire i paese bassi, vi era posto un calzino. Non metto in dubbio che quella sera, tutta l’Italia, abbia scoperto del suo film, però chiamatemi anche moralista ma era proprio necessario l’ultimo punto? Diciamo che più di aver saputo vendere il suo prodotto cinematografico, ha saputo vendere sé stesso e allora qui mi sono chiesto, si ha ancora la percezione della percezione altrui? Lasciamo da parte il mondo sfavillante della radio e dello spettacolo e concentriamoci su quello di noi comuni mortali, molti video che vengono rilasciati sulla rete sono una parte consistente dello specchio di una società malata di noia con manie di protagonismo. Internet può renderci popolari, il che è non è un male, ma spesso lo si fa nel modo sbagliato per mancanza, a mio parere, di una certa educazione alla privacy. Si è ossessionati dal mostrarsi per mostrare, conta poco il come purché lo si faccia e quando vedi un Marco Mazzoli che corre nudo ridendo a squarcia gola, secondo me, passa quel messaggio Machiavellico del fine che giustifica i mezzi, fine, che di questi tempi, risulta a sé stesso. Girovagando per il web e trai vari social ci sono svariati esempi di un libertinaggio assente di un vero intento meramente personale, perciò mi ritrovo a chiedermi se questo vendere la propria immagine di continuo diverrà una nuova carta d’identità. Il bisogno di creare una copia, una migliore del proprio io che agli occhi del resto mondo risulti abbastanza interessante è una priorità dell’uomo e della donna del ventunesimo secolo? E anche questa domanda lascia riflessioni poco gradevoli. Dobbiamo per forza interessare a tutti? Certo che no, ma avverto sempre più attraversare un senso di inadeguatezza verso sé stessi che lo trovo sconfortante, raccapricciante e scoraggiante. Si ha sempre più bisogno di sentirsi accettati perché si è dannatamente soli, si cercano gli apprezzamenti di emeriti sconosciuti perché si è fragili più che mai e questo fa male, fa male doversi affrontare e scoprire che non siamo belli, o simpatici o affabili come lo sono in tv o sul web. Al giorno d’oggi essere sé stessi fa male, perché ci si rende conto che non siamo fatti per la perfezione come si vuole far credere, ciononostante la si prova a raggiungere chiudendo la propria entità in un angolino buio della nostra coscienza, illudendoci di fare la cosa giusta o meglio, essere la cosa giusto. Tutta via noi non siamo una cosa, siamo qualcuno e qual qualcuno non merita la galera a vita, quel qualcuno prima o poi esploderà e allora della cosa giusta rimarrà niente che qualche frammento di patinata ignoranza lasciandoci senza difese. Si dice che il nostro peggiore nemico siamo noi stessi, ma se non sappiamo affrontarlo cosa succede? Molto probabilmente, mentre il mondo sarà andato avanti, noi saremmo rimasti gli stessi, né migliori né peggiori. Fin da bambini ci è stato insegnato cosa è giusto e cosa è sbagliato ma a quanto pare adesso, fare la cosa giusta spesso equivale a fare la cosa sbagliata. Quindi impariamo dai nostri errori che è decisamente meglio.